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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/271


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L'AUTORE

A CHI LEGGE.

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TU vedi, Lettor carissimo, dalla Lettera precedente, per chi e per quale occasione io abbia scritto la presente Commedia, e le altre tre che compongono questo Tomo1. Per questa ragione tu ci vedrai qualche diversità dalle altre. Sono elleno, per esempio, con pochi personaggi lavorate, perchè una Compagnia di dilettanti non abbonda di Attori, come una Compagnia di Comici prezzolati. Per questa parte non sarà discaro il presente Volume a simili società che volessero farne uso. Mi ricordo che tre o quattr’anni sono, mi arrivò una lettera anonima, in cui un dilettante dolevasi meco che le mie Commedie non potevano rappresentarsi ne’ piccioli Paesi, per mancanza d’Attori, e mi animava a comporne con moderato numero di Personaggi, ed aver pietà (diceva egli) de’ Paesi piccioli. L’Anonimo sarà ora contento, e lo saranno tutti quelli che pensano come lui. L’argomento ed il carattere principale di questa Commedia sono appunto adattati ad una Compagnia di virtuosi e nobili dilettanti. Io ho dipinto il Cavaliere di Spirito in quella maniera che mi pare convenir meglio alla vera nobiltà ed al buon talento. Io non intendo per uomo di spirito un uomo semplicemente allegro, verboso, faceto, disinvolto o ridicolo. Ma uno che abbia del talento, e l’adoperi piacevolmente; un buon conoscitore del Mondo e di se medesimo: attento agli affari, piacevole nelle conversazioni, amico della tranquillità, ma intrepido negl’incontri, e che per base della sua condotta abbia la verità e l’onore. Un’altra sorte di spirito è quella del Tenente, che per provare la costanza di una Donna si espone a perderla: spirito debole, quanto quello della Donna medesima, che delude l’inganno colla semplicità. So che

  1. Questa prefazione uscì in testa alla commedia nel t. X (1764) dell’ed. Pitteri di Venezia.