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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/257


LA PUPILLA 249

Luca. Dov’è?

Caterina.  Là dentro.
Luca.  Fa che il vegga.
Caterina.  Or chiamolo.

SCENA IX.

Messer Luca, Placida.

Luca. Son fuor di me.

Placida.  Che sia tornato a nascere?
Luca. Di sua morte le fedi mi spedirono
Autenticate.
Placida.  Seppellir s’intesero
Degli altri vivi, che di tomba uscirono.

SCENA ULTIMA.

Messer Luca, Placida, Caterina, Orazio, Quaglia.

Luca. Orazio qui con Caterina? Perfidi,

Qual tradimento? Se’ tu quel che usurpasi
Di mio cugino, e di suo padre il titolo?
Orazio. A me volgete l’ire vostre e i termini
Caldi, pungenti, che a me sol si devono.
Amor m’indusse con inganno e insidie
Tentar il cuor della fanciulla amabile.
E cotestui che qua mirate, a fingere
Di padre il nome fu in mio prlo sollecito.
Quaglia. Vostro buon servitor Quaglia umilissimo.
Placida. Aggiunger puoi: schiuma de’ tristi e bindoli.
Luca. Ahimè! nel giorno che la figlia eredito,
Prima d’altri la veggo, che mia propria?
Orazio. Vostra sempre sarà, se a me concedere
Non isdegnate il titolo di genero.
S’ella voi qual suo padre inchina e venera,
V’amo e rispetto anch’io qual padre e suocero.