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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/233


LA PUPILLA 225

Nutrice. Salmisia, egli è impazzato.

Panfilo.  Tu se’ astrologa.
Allo spedale ve ne son moltissimi
Meno pazzi di lui.
Nutrice.  Qual cosa strania
Egli accaduta, onde impazzare il misero
Siasi condotto?
Panfilo.  È innamorato fracido.
Nutrice. In quell’età? forse non ha chi erediti
La roba sua?
Panfilo.  L’avrei per compatibile,
Se il facesse per questo. Al mondo è pubblico,
Ch’ei non ha figli.
Nutrice.  Non ha figli? oh stolido!
Tu non sai quel ch’io so.
Panfilo.  Che dici?
Nutrice.  Io dicolo
Con fondamento, che da queste viscere
Il latte uscì, che al parto suo diè il vivere.
Panfilo. Ma tosto non morì?
Nutrice.  Morì i corbezzoli.
Ora ch’è andato il suo cugino in cenere,
Posso parlar.
Panfilo.  Dimmi: fu maschio, o femmina?
Nutrice. A te nol deggio dir. Dirlo riserbomi
A messer Luca, se avrà mente lucida
Per ben capirmi.
Panfilo.  Ma in ciò solo appagami:
Di’ se la prole del padrone ascondesi
In lontano paese.
Nutrice.  Non mi trappoli.
Nulla vuò dir.
Panfilo.  Prendi uno scudo, e narrami
Qualche cosa in confuso.
Nutrice.  Oh curiosissimo