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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/229


LA PUPILLA 221

Placida. Come fu mai, che v’ingannaste?

Caterina.  (Domine1,
Non so che dir.)
Placida. Dunque il tutor non speravi
Di lui contenta? Rispondete. Mutola
Siete resa? al vedere, a voi si vendono
Lucciole per lanterne. Ma lo stomaco
Potete accomodarvi. O il laccio stringere
Con il tutor, se la sua man vi accomoda,
O non pensare a maritarvi. Il giovane
Orazio è mio. Signora sì, capitela,
Se capirla vi piace, e se rispondere
Non volete, men vo senz’altre prediche.

SCENA VI.

Caterina sola.

Rimasta i’ son come smarrita pecora

Pel campo errante allo scoccar del fulmine;
E chi la vena ora mi aprisse, io dubito
Sangue uscir non vedrebbesi. Ahi me misera!
Va l’ignoranza mia di male in peggio.
Non so s’io viva, ed ho timor che il celabro2
Manchi in me di ragione, tanto veggomi
A errar soggetta e falsamente intendere.

SCENA VII.

Messer Luca, Caterina.

Luca. Ecco la gioia mia, la mia più tenera

Parte del cor.
Caterina.  (Apriti, terra, e ingoiami,)
Sicchè sfugga il rossor di mirar torbidi

  1. Edd. Savioli, Pasquali, Zatta e altre: Diamine!
  2. Edd. Gavolli, Savioli, Pasquali, Zatta: Cerebro.