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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/227


LA PUPILLA 219

SCENA IV.

Placida sola.

Udite il cattivel che mi rimprovera,

Anzichè ringraziarmi. Ma io dubito,
Ch’egli lo faccia perchè mi ama, e ascondere
Voglia la pena, onde vicino è a perdermi.
Ah, l’interesse che comanda e domina
Sul nostro cor, la libertade a vendere
Contro voglia mi sforza. Più mi piacciono
Gli occhi e le labbra del mio caro Panfilo,
Che le ricchezze dal destino offertemi;
Ma lo servire è dura cosa, e l’animo
A dispetto d’amor mi fa risolvere.

SCENA V.

Caterina, Placida.

Caterina. Placida, son contenta. Ora incontratami

Col mio tutor, lieti vid’io sorridere
I labbri suoi.
Placida.  Si rallegrò in un subito,
Quando v’intese rassegnata e docile
Alle nozze proposte.
Caterina.  Io non credevami,
Che fosse amor sì dolce cosa all’anima.
Placida. Che? già vi scalda l’amorosa fiaccola?
Caterina. Nessun ci ascolta. All’amor tuo confidomi.
Sul principio fissai tremanti e timidi
Gli occhi al volto di lui, che dolce e languido
Mi favellava, ma dopoi parevami
Duro il lasciarlo, e mi venia da piangere.
Placida. Se ne avvide lo sposo?
Caterina.  Io non so dirtelo;
Ma vorrei che tu stessa rintracciandolo,