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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/220

212 ATTO SECONDO

Senza prima provar stenti e rammarichi;

E il non provarli in pria, mi mette in dubbio,
Che dopo il bene, il male abbia a succedere.
Ma non vuò tormentarmi con inutile
Timor... Oh dei, quella ch’io veggo, e volgere
Mostra qua il passo, è Caterina amabile,
La sposa mia. Numi, numi, assistetemi,
Sicchè non cada per l’estremo giubilo.

SCENA IX.

Caterina, Orazio.

Caterina. Per tutto ov’io m’aggiro, il tutor seguemi,

Ed io sfuggo vederlo.
Orazio.  O mia dolcissima
Sposa diletta.
Caterina.  Come mai sì subito
Ciaschedun sa questo novel mio titolo?
Orazio. Non vi disse il tutor, non disse Placida,
Che voi siete la sposa?
Caterina.  Si, mel dissero.
Orazio. Siete contenta?
Caterina.  Non saprei rispondere.
Orazio. Al tutor vostro vi vorrete opponere?
Caterina. No certo.
Orazio.  Dunque rassegnata e placida
Vi sopporrete del buon padre agli ordini.
Caterina. Non come a padre, per quel che mi dicono.
Orazio. Come a tutor.
Caterina.  Nemmeno.
Orazio.  Come a un provvido
Amico e consighero.
Caterina.  Indur mi vogliono