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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/217


LA PUPILLA 209

SCENA V.

Quaglia, Orazio.

Quaglia. (Un altro imbroglio). Signor mio, rassembravi

Che abbia poco operato?
Orazio.  Un uomo celebre
Sempre sei stato e lo sarai...
Quaglia.  Mi merito
I trenta ruspi?
Orazio.  Sì.
Quaglia.  Dunque contateli.
Orazio. Ma se la figlia non consente?
Quaglia.  Il dubbio
Mi pare in caso tal fuor di proposito.
Se comanda il tutore, condescendere
Dee la pupilla. Ho fatto quanto bastavi
Per ottenerla, e la mercè promessami
Datemi volentieri e con buon stomaco.
Orazio. Aspettiam Caterina.
Quaglia.  Non vuò perdere
Altro tempo per voi. So che mi attendono
Parecchi altri innamorati giovani
Che han bisogno di me. Tosto contatemi
I trenta ruspi; o se mi sdegno, al diavolo
Mando quanto ho operato, e vi precipito.
Orazio. No, per amor del ciel. Tieni... ma sembrami
Che alcun qui venga. Sarà dessa.
Quaglia.  È Placida,
La sua servente.
Orazio.  Ah, di sentire aspettomi
Che Caterina non consenta, e inutili
Abbia tu sparse le parole all’aere.
Quaglia. Quel che ho fatto, vedeste, e voglio il premio
Che mi si deve.
Orazio.  Quel che dica ascoltisi
Questa che or viene, e poi te li do subito.