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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/216

208 ATTO SECONDO

SCENA IV.

Orazio, Messer Luca, Quaglia.

Luca. (Come va la faccenda?)

Quaglia.  (Va benissimo.)
Ecco qui messer Luca che propizio
Vuol contentarvi, e la fanciulla impegnasi
Che sarà vostra. In grazia confermatelo,
Per consolarlo.
Luca.  Per mia parte impegnomi
Non oppormi.
Quaglia.  Non ha niente in contrario.
Orazio. Se la mia brama non ritrova ostacoli
In chi può comandar, son sicurissimo
D’esser felice.
Luca.  Ma voi, caro figlio,
Ci avete ben pensato?
Quaglia.  Udite, Orazio?
Figlio vi dice.
Luca.  Per amore.
Quaglia.  Intendesi.
Luca. Il passo a cui tali desii vi guidano,
Siete poi certo che non vi abbia a increscere
In avvenir? Sapete voi che al laccio
Altro che morte non può dar rimedio?
E se la condizion di cotal femmina...
Quaglia. Non lo mortificate. Ei sa benissimo
Quanto gli si può dir. Sollecitatevi
Di parlar alla giovin, disponetela
Con quel poter che autontade accordavi.
Luca. Le parlerò, ma per sfuggir l’equivoco
Della risposta, a cui il rispetto movere
Potrebbe il labbro suo, qui tosto mandola,
A risolver da sè più franca e libera.