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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/215


LA PUPILLA 207

Quaglia.  Ed una lite accendere

Con i chiamati, e nella lite spendere
L’eredità pria di vederne l’esito.
Egli vuol la sua quiete. Alfin ricordasi
Che il padre suo fece lo stesso, e in animo
Fiso ha di prender donna di suo genio,
Sia serva, sia villana, o rivendugliola
Del verzè, della piazza o del Carubio1.
Luca. Vano è, quando ha fissato, ogni consiglio.
Posto ch’egli abbia a prendere una povera
Ma onorata fanciulla, ei non può sciegliere,
Per dir il ver, giovin miglior di Placida.
Quaglia. Gliel’accordate adunque?
Luca.  Per me accordola,
Per quanto puossi il mio consiglio estendere;
Ma ella dee contentarsi.
Quaglia.  Tanto stolida
Non la cred’io, che al ben voglia resistere,
Per istar peggio.
Luca.  Parlerò alla giovine.
Sentirò come pensi.
Quaglia. Permettetemi,
Che introdur possa il giovinetto Orazio
A ringraziarvi del cortese animo,
Che per lui dimostrate.
Luca.  Quando comodo
Gli tornerà, venga egli pur, ch’i’attendolo.
Quaglia. Eccolo qui. Signore, approssimatevi.
Luca. Stava qui dunque?
Quaglia.  Egli è rispettosissimo;
Non ardiva venire. Via, movetevi.

  1. Luoghi pubblici in Milano, ove si Vendono i comestibili. [nota originale]