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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/214

206 ATTO SECONDO

Ci pensi bene, che non è a proposito

Sì vil partito per un uom che al nobile
Studio legal fu consacrato e dedito.
Se vivesse suo padre, udrialo fremere
Di tal bassezza, e non ho cuor di perdere
Coll’opra mia nel fior degli anni il misero,
Acceso troppo dell’amor dal fomite.
Quaglia. Signor, sappiate ch’ei lo fa per debito.
Luca. Come! che dite? nella casa propria
Di messer Luca il giovin temerario
Tentò la serva, e l’ebbe a beneplacito?
Quaglia. Non dico questo. Ma sentite: l’avolo
D’Orazio, che morì di beni carico,
Lasciando il figlio erede fiduciario,
Ordinò che il nipote, di cui trattasi,
Sposar dovesse una fanciulla povera.
E siccom’era il testator bassissimo
Di natali, e morì con quelle massime
Colle quali era nato, in un articolo
Dice del testamento, che abbia ad essere
Del nipote la sposa affatto ignobile.
E rende la sagion, così spiegandosi:
Non vuò che i beni miei, che sudor costanmi,
Una pazza li sciupi e li dilapidi;
E ritrovar la vanità è più facile
In donna che abbia nobil sangue o titoli.
Così voglio e comando, (a dire ei seguita)
E chi ricusa il testamento adempiere,
Privo di tutto in saeculorum saecula.
Luca. Al senato l’erede può ricorrere;
Far dichiarare il testamento inutile,
E ab intestato conseguire i redditi1
Dell’avo suo.

  1. Edd. Pasquali. Savioli, Zatta e altre: i crediti.