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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/212

204 ATTO SECONDO

E più ricchi, e di me forse men discoli?

È ver ch’io spero con il matrimonio
D’assodarmi del tutto, ed ogni pratica
Trista lasciare, e il gioco, e ogni altro vizio;
Ma al vecchio chi potrà darlo ad intendere?
Quaglia. Quand’io ci sono in un impegno, è facile
Superar ogni cosa. Ad ogni ostacolo
Pronto ho il ripiego, e la mia testa è carica
Di tante mine che anche i monti spianano.
Orazio. In te dunque confido, e sol riposomi
Nell’arte tua.
Quaglia.  Ma il danaro esibitomi
L’avete in pronto?
Orazio.  Ecco la borsa gravida
Di trenta ruspi che per te riserbansi.
Quaglia. Quand’è così, non vi perdete d’animo;
Ne vedrete l’effetto... Oh, viene il vecchio.
Ritiratevi un poco, ed a me il carico
Lasciate di tentarlo1 e il capo svogliere2
Del tutor.
Orazio.  Mi ritiro, e aspetto il termine,
Che, tua mercede, il mio desio feliciti.

SCENA II.

Quaglia solo.

Quaglia, dei questa volta porre in opera

Tutto l’ingegno tuo, sol per non perdere
I trenta ruspi; questi mi dan l’anima.

SCENA III.

Messer Luca, Quaglia.

Luca. Chi è qui?

Quaglia.  Signore..
Luca. Chi vi ha aperto l’uscio?

  1. Ed. Zatta: di parlargli.
  2. Pasquali, Zatta e altri: svolgere.