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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/204

196 ATTO PRIMO

Panfilo. Caterina.

Placida.  Codesto è l’amor solito,
Ch’ebbe per essa fin dall’età tenera.
Panfilo. Oh, pensa tu. La vuol sposar.
Placida.  Corbezzoli!
Il vecchio questa fiata entrato è in frugnolo.
Come lo sai?
Panfilo.  Egli mel disse, proprio
Or di sua bocca, e per escir del guaio
Raccomandasi a me. Saper desidera
Come sta il cuor della fanciulla.
Placida.  Io credola
Indifferente. Praticar non lasciasi
Con chi che sia: è ver che natura opera
Per se medesma, ma se non si attizzano,
Tardi si veggon le fiammelle a nascere.
Panfilo. Dunque si può sperar ch’ella si accomodi
A cambiar pel tutor l’affetto timido
In più tenero amor.
Placida.  Di ciò non dubito,
Quand’io le parli, e la disponga, ed animi
Colle ragioni.
Panfilo.  Fallo dunque, e aspettati
Buona mercede.
Placida.  Qual mercè?
Panfilo.  Promettoti
Che averai dal padron quanto desideri.
Placida. Una cosa mi basta, e pongo in opera
Tutto l’ingegno mio, tutto il mio studio.
Panfilo. Chiedi pur quel che brami.
Placida.  Il cor di Panfilo.
Panfilo. Che ne vuoi far?
Placida.  Nel seno mio tenermelo.
Panfilo. Ed io star senza?
Placida.  Avrai il mio cuore in cambio.