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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/202

194 ATTO PRIMO

Provvedete a voi stesso; e quei che dicono

Diversamente, per invidia parlano.
Luca. Tu dici bene e la ragion più facile
Penetra al cor, se a quel che uno desidera
Si uniforma e si adatta. Un forte ostacolo
Temo nel cuor di Caterina. Io bramola,
È ver, quanto può mai bramar un’anima;
Ma a costo di penar, soffrire e fremere,
Non sarà mai ch’io la disgusti un atomo.
Panfilo. Dunque soffrir volete in voi medesimo,
Senza tentar, senza parlar?
Luca.  Confidolo
A te per ora.
Panfilo.  Confidenza inutile.
Se mi potessi trasformare in femmina,
Vi direi: SÌ signor, ma ciò è impossibile.
Luca. Scherzi dal servo mio non mi abbisognano;
I consigli li ho intesi, e mi congratulo
Del tuo giusto pensar. Quel, di che pregoti,
Panfilo, è questo, che tu voglia in opera
Porre l’ingegno tuo, perchè discoprasi
L’inclinazione del suo cor. Se nubile
Brama restar, che minor mal parrebbemi;
Se vuol marito, e quale ella il desideri.
Se può sperarsi preferito a un giovane
Che può cambiarsi, un uom canuto e stabile.
In somma, pria di avventurarmi ad essere
Disprezzato e deriso, raccomandomi
A te, che mi apri la via certa e facile.
Hai talento che basta, altro non dicoti.

SCENA II.

Panfilo solo.

Maraviglia non è dunque, se un giovane

Sia innamorato; che i vecchi medesimi