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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/169


LA DONNA SOLA 163

Filiberto. Una risposta certa a me più non si nieghi.

Berenice. Permettetemi prima, che di un favor vi preghi.
Filiberto. Disponetene pure.
Berenice.  Ma poi non mi mancate.
Filiberto. Con simile timore nell’onor m’insultate.
Berenice. Vo’ che torniate amici...
Filiberto.  Son di don Claudio amico.
Berenice. Lo so, non è di lui...
Filiberto.  Qualche novello intrico?
Berenice. Don Lucio...
Filiberto.  Ah, con colui...
Berenice.  Voi v’impegnaste a farlo.
Filiberto. È ver.
Berenice.  Sarete amici in grazia mia?
Filiberto.  Non parlo.
Berenice. L’uomo che non favella, non spiega i pensier suoi.
Filiberto. Sì, dite ben, lo stesso posso dir io di voi.
Finchè non vi spiegate sinceramente e schietto,
Raccogliere non posso quel che chiudete in petto.
Su, donna Berenice, ditemi apertamente
Sulle proposte nozze quel che chiudete in mente.
Di qua più non si parte senza un sì certo e chiaro,
Senza un no risoluto.
Berenice. (Prende tabacco.)
Filippino.  Signora, il calzolaro.
Filiberto. Che il diavolo sei porti.
Berenice.  Di’ che di fuori aspetti.
Filiberto. Va tu ed il calzolaro; che siate maledetti.
Filippino. (Filippino parte ridendo)
Berenice. Quali smanie son queste?
Filiberto.  Di grazia, compatite.
Da me vi liberate tosto che il ver mi dite.
Berenice. Il falso in vita mia non so d’averlo detto.
Stupisco che voi abbiate di me sì bel concetto!
Filiberto. Sarà difetto mio di non avervi inteso.