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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/167


LA DONNA SOLA 161

Lucio.  E per consorte?

Berenice.  No.
(caricato fra la rabbia e lo scherzo)
Quegli altri nel giardino a ritrovar passate.
E quel ch’è stato è stato; più non si parli; andate.
Lucio. Di non avervi in sposa il dispiacer sopporto.
Ma son chi son, nè voglio che mi si faccia un torto.
(parie)

SCENA XIV.

Donna Berenice, poi Filippino.

Berenice. L’ho accomodata bene con questi facilmente.

Don Claudio sarà anch’egli, cred’io, condiscendente.
Difficile è quest’altro, più risoluto e sodo,
E ancor di persuaderlo non ho trovato il modo:
Ma studierò ben tanto, che mi verrà in pensiero.
Sottrarmi coi ripieghi per or fa di mestiero.
Hanno queste da essere le mire principali,
Far che sian tutti amici senza trattar sponsali.
Sei costì, Filippino? (verso la scena)
Filippino.  Eccomi, mia signora.
Berenice. Dov’è don Filiberto?
Filippino.  Non è salito ancora.
Berenice. Ne ho piacer. Quando viene, sta sempre alla portiera.
Vedrai che nelle mani terrò la tabacchiera.
Quando prendo tabacco, vien tosto immantinente
A dirmi qualche cosa: quel che ti viene in mente.
Filippino. Lasci pur far a me, che mi saprò ingegnare.
Berenice. Lo fo per certi fini. Basta; non ti pensare
Che vi sia qualche arcano.
Filippino.  Da ridere mi viene.
Io son uno, signora, che pensa sempre bene.
Dir mal della padrona non tentami il demonio.
Se mormoro, se parlo, Gamba è buon testimonio.