Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/162

156 ATTO QUARTO

SCENA X.

Don Lucio, poi don Pippo.

Lucio. Io che la nobiltade di sostener procuro,

Non ho potuto alfine resistere al scongiuro.
Se di viltade alcuno vorrà rimproverarmi,
Con questo foglio in mano potrò giustificarmi.
Pippo. Oh oh, me ne rallegro, don Lucio; ben tornato.
Mi consolo con voi, che il caldo vi è passato.
Lucio. Non soffro che nessuno m’insulti e mi derida.
Pippo. È ver che contro due faceste una disfida?
Lucio. L’ho fatta, e la sostengo, e battermi son pronto,
Per riparar l’onore, per riparar l’affronTo.
Pippo. Imparai dei duelli ogni arte ed ogni usanza
NeLl’Amadis di Gaula, nei Reali di Franza.
Però mi maraviglio che qua siate venuto,
Prima di vendicare l’affronto ricevuto.
Lucio. Son cavalier d’onore, l’onte soffrir non soglio.
La ragion che mi guida, leggete in questo foglio.
(vuol dare il foglio a don Pippo)
Pippo. Ho studiato quel tanto che ad un par mio conviene;
Ma a dir il ver, lo scritto io non l’intendo bene.
Lucio. Dunque vi dirò a voce la ragion che mi pressa
Ritornar dalla dama...
Pippo.  Eccola qui ella stessa.

SCENA XI.

Donna Berenice e detti.

Berenice. Scusatemi, don Lucio, se attendere vi ho fatto.

Pippo. E a me nulla, signora?
Berenice.  Vuò mantenervi il patto.
(a don Pippo)
Quel libro che sapete, lo preparai testè,
Ho trovato per voi un ottimo perchè.