Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/161


LA DONNA SOLA 155

Basta sia vicendevole la stima ed il rispetto,

Una felice Arcadia divenire il mio tetto.
E voi che per il brio, per le vivezze estimo,
Voi nei giocosi impegni sempre sarete il primo.
Isidoro. Signora, mi stringete sì forte i panni addosso,
Che forza è ch’io vi lodi, e ridere non posso.
Quello che avete detto, è tutto vero, il so.
Modererò il costume, o almen mi sforzerò.
Berenice. L’uomo fa quel che vuole, quando di far s’impegna.
Isidoro. L’uomo fa quel che deve, quando far ben s’ingegna.
Berenice. Bravissimo.
Isidoro.  Che dite? anch’io faccio il morale, (ridendo)
Posso ridere adesso, non ve n’avete a male.
Berenice. Quando siam fra di noi, ridete pure in pace.
Anch’io so stare allegra, e il ridere mi piace.
Isidoro. Andiamo nel giardino?
Berenice.  Sì bene, andiamo giù.
Isidoro. Subito, allegramente.
Berenice.  Facciam chi corre più.
Isidoro. Non vo’ che vi stanchiate; andiam, gioietta mia.
Viva chi vi vuol bene.
Berenice.  E viva l’allegria. (partono)

SCENA IX.

Don Lucio e Filippino.

Lucio. Ah, per il mio buon nome, che sofferir mi tocca!

Filippino. Meglio è che la risposta dia alla padrona a bocca.
Lucio. Dov’è?
Filippino.  Non so davvero.
Lucio.  Avrà gli amanti appresso.
Filippino. Che cosa vuol ch’io sappia? vede ch’io vengo adesso.
(parte)