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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/158

152 ATTO QUARTO

Brava la mia padrona d’ogni malizia adorna!

L’ha colto nel suo debole; scommetto che ritorna.
Ecco unito il suggello. Porto la carta in fretta.
O che donna, o che donna! che testa maladetta! (parie)

SCENA V.

Don Agapito solo.

Chi è qua? non c’è nessuno? Camerier, servitori.

Che vuol dir? o che dormono, o che son tutti fuori.
Avanzar non mi voglio senza far l’imbasciata:
La signora non menta essere disgustata.
Fa pranzi che consolano. Ritrovar non si ponno
Conversazion sì belle. Ma mi par d’aver sonno;
Ho mangiato assai bene, e in verità mi sento
Il cibo dolcemente passar in nutrimento.
Giacchè mi trovo solo, e altro non ho che fare,
Posso su questa sedia provar di riposare. (siede)
Se dormissi un pochino, potrei riprender lena,
Per essere più franco al tempo della cena.
Oh che morbida sedia! Eh, di dormir non dubito.
Io soglio per costume addormentarmi subito.
(si addormenta bel bello)

SCENA VI.

Donna Berenice ed il suddetto addormentato.

Parmi di sentir gente. Lo staffier dov’è andato?

Don Agapito è qui? Zitto, ch’è addormentato.
Dorma pur, poverino, che ha di dormir ragione,
Se di quel che ha mangiato vuol far la digestione.
Prima che ritornassero don Claudio e Filiberto,
Vorrei che ci venisse don Lucio. Certo, certo,
Se il pensier non m’inganna, dev’essere piccato
Di far vedere al mondo che in casa è ritornato.
E se a parlargli arrivo, non ho più dubbio alcuno;
Saputo han mie parole convincere più d’uno.