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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/146

140 ATTO TERZO

Isidoro. La padrona nel mezzo.

Berenice.  Eccomi, sì signori.
(siede nel mezzo)
Agapito. Io starò qui in un canto, lontano dai rumori.
(siede nell’ultimo posto a dritta della tavola)
Lucio. Io vicino di voi. (a. d. Beren.) Chi vien presso di me?
Berenice. Verrà don Isidoro.
Lucio.  Starem male.
Isidoro.  Perchè?
Lucio. Siam stati ancora insieme a qualcun altro invito,
E mi ricordo ancora che mi avete stordito.
Isidoro. Oh, voglio rider certo, e chi non vuole, addio.
Berenice. Via, da quest’altra parte venir potete. (a don Lucio)
Filiberto.  Ed io?
Compatisca don Lucio, lo prego a capo chino,
Ma qui ci vuò star io. (siede alla dritta di d. Berenice)
Berenice.  Sedete a lui vicino, (a don Lucio)
Lucio. No, no, stia dove vuole, non gli vuò dare impaccio.
Egli è un uom troppo caldo, ed io non son di ghiaccio.
Berenice. Orsù, signori miei, le differenze in bando.
Venite qui, don Claudio.
Claudio.  Sono al vostro comando.
(siede vicino a donna Berenice, alla sinistra)
Berenice. Sieda ognun dove vuole.
Isidoro.  Io di star qui destino.
(siede presso don Claudio)
Filiberto. (Ma intanto il mio rivale se lo ha posto vicino).
Lucio. Sederò in questo canto.
(si pone in capo della tavola rimpelio a don Agapito, alla sinistra)
Pippo.  Io sto da tutti i lati.
(va a sedere presso don Filiberto e don Agapito)
Berenice. Grazie al cielo, alla fine siam tutti accomodati.
Chi vuol zuppa di voi? (a tutti)
Lucio.  Date a me il cucchiaione.
Voglio presentar io.