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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/142

136 ATTO TERZO

Filippino. Rimettere vorrà, stringendo l’ordinario,

Quel che ha speso per essere il signor feudatario.
Gamba. Per comprar questo rango di fresca nobiltà,
Ha fatto, il so di certo, debiti in quantità.

SCENA II.

Don Claudio e detti.

Claudio. Mi hanno forse aspettato? (a Filippino)

Filippino.  Non signor; se le aggrada,
Favorisca di darmi il cappello e la spada.
Claudio. No, no, so il mio dovere. Esige la mia stima,
Che alla padrona vostra io mi presenti in prima.
Dov’è?
Filippino.  Non lo so certo.
Claudio.  Fategli l’imbasciata.
Filippino. So che con due signori è nel giardino andata.
Claudio. Si può saper chi sono?
Filippino.  Uno di loro è certo
Il famoso don Pippo, l’altro don Filiberto.
Claudio. (Sola, se sono in tre, col mio rival non parla), (da sè)
Filippino. (Gamba, vien se vuoi ridere). Anderò ad avvisarla.
(a don Claudio, e parie con Gamba)

SCENA III.

Don Claudio solo, poi donna Berenice.

Claudio. Di donna Berenice conosco l’intenzione.

Chi aspira ad obbligarla, andar dee colle buone.
Senza mostrarmi ardito, senza mostrar gran fuoco,
Di farla innamorare io spero a poco a poco.
Berenice. (Non vorrei disgustarlo quest’altro cavaliero). (da sè)
Claudio. (Eccola immantinente; ecco s’io dico il vero), (da sè)
Berenice. Perchè restar qui solo, e non venire innanti?
Claudio. Il mio dover m’insegna farlo sapere avanti.