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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/140

134 ATTO SECONDO

Berenice. Lascio a voi giudicarlo. (s’alza con un poco di serietà)

Filiberto.  Come?
Berenice.  Non dico il modo.
Filiberto. Questo è un parlar da oracolo.
Berenice.  (Di tormentarlo io godo).
(da sè)
Filiberto. Eh, parlatemi schietto.
Berenice.  Vi caverò di pene.
Filiberto. Ma quando?
Berenice.  Quanto prima, ma tollerar conviene.
Filiberto. Soffrirei volentieri fino all’estremo dì,
Pur che un sì mi diceste.
Berenice.  Non volet’altro? sì.
Filiberto. Sì? di che cosa?
Berenice.  Ancora ciò non vi basta? orsù,
S’è parlato abbastanza, non vuò discorrer più.
Filiberto. Una parola sola. (patetico)
Berenice.  E che parola è questa?
(caricandolo un poco)
Filiberto. Ditemi se mi amate. (come sopra)
Berenice.  Dove avete la testa? (come sopra)
Filiberto. Non vi capisco ancora. (come sopra)
Berenice.  Mi capirete poi. (come sopra)
Filiberto. Quando vi spiegherete? (come sopra)
Berenice.  Quando vorrete voi. (come sopra)
Filiberto. Non si porrebbe adesso?... (come sopra)
Berenice.  Vedo uno che ci guarda.
(osservando fra le scene)
Andiamo a desinare, che l’ora si fa tarda. (parie)
Filiberto. O ch’ella vuol deridermi, o ch’io non ho più mente.
M’ha detto cento cose, e non capisco niente. (parte)

Fine dell’Atto Secondo.