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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/131


LA DONNA SOLA 125

Lucio. Vi saluto, signore. Voi pure in questo loco?

Agapito. Venni dalla signora per divertirla un poco. (patetico)
Lucio. (L’avrà ben divertita). Ed or volete andare?
Agapito. Vado poco lontano. Tornerò a desinare.
Lucio. Voi pur siete invitato?
Agapito.  Sicuro; e perchè no?
Non mangio come gli altri?
Lucio.  E più degli altri, il so.
Ma so che l’allegria voi non avete a grado.
Agapito. Io mangio nel mio piatto, ed a nessuno abbado. (parte)

SCENA IV.

Don Lucio, poi donna Berenice.

Lucio. Eccolo il malcreato, parte così alla muta;

Va via per la sua strada, e nemmen mi saluta.
Non lo voglio vicino costui quando si pranza;
Capace egli sarebbe d’usarmi un’increanza.
Berenice. Compatite, don Lucio, s’io qui non venni in prima;
Noi feci per mancanza di rispetto, di stima.
Voi mi compatirete, cavalier generoso.
(Incensarlo conviene quest’uom vanaglorioso), (da sè)
Lucio. La vostra gentilezza mi obbliga estremamente.
Voi siete una signora dall’altre differente.
Soglion trattar le donne sovente con disprezzo;
Ma a certe scioccherie don Lucio non è avvezzo.
Si puote aver in petto della parzialità;
Ma è cosa che sta bene trattar con nobiltà.
Berenice. Odio anch’io quei vivaci bellissimi talenti,
Che han tutto il loro merito nel far gl’impertinenti.
Bella cosa il vedere la femmina ben nata
Coi giovani, coi vecchi a far la spiritata!
Dare un urlone a questo, un pizzicotto a quello,
Far le preziose al brutto, far le civette al bello;