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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/126

120 ATTO PRIMO

Tanto sto da me solo.

Berenice.  Che dite? non consola?
(a don Isidoro con ironia, di don Agapito)
Isidoro. Sta le giornate intere senza mai dir parola.
Io, se non parlo e rido, mi sento venir male.
Berenice. Oh, l’allegria di cuore certo è un gran capitale.
Isidoro. Su via, cosa facciamo per divertirci un poco?
Berenice. Volete che giochiamo?
Isidoro.  A cosa serve il gioco?
Allegria non la chiamo star fitti1 al tavolino.
Andiamo a passeggiare; andiamo nel giardino.
Giochiamo a volantino, ovvero al bilbocchè.
Cerchiamo un suonatore, balliamo un minuè.
Berenice. Tutto quel che volete, (allegra) Spiacemi solamente
Pel signor don Agapito. (patetica)
Agapito.  Non ci2 penso niente.
Lasciatemi pur solo, che tanto io ne ho piacere.
Berenice. Andiamo a passeggiare.
Agapito.  Io sto bene a sedere.
Berenice. Se volete sedere senz’altra compagnia,
Potete divertirvi, leggendo in libreria.
Agapito. Io non leggo.
Berenice.  Suonate?
Agapito.  Oibò.
Berenice.  Che inclinazione
Avete mai?
Agapito.  Mi piace star in conversazione.
Berenice. Senza parlar?
Agapito.  Che importa? ascolto, osservo, e noto.
Isidoro. Eh, andiamo. (a don Agapito, ridendo)
Agapito.  Non mi movo, se viene il terremoto.
Berenice. Per fare una finezza a me, voi non verrete?
Via, caro don Agapito, so che gentil voi siete.

  1. Ed. Zatta: star zitti ecc.
  2. Ed. Zatta: Io non ci penso ecc.