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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/124

118 ATTO PRIMO

E mantenerla io voglio sola senz’altre donne.

Che fan certe signore? Stan lì come colonne;
Non sanno che giocare, dir male, e far l’amore;
Per incantar degli uomini vi vuol spirito e cuore.
Quei due si son scoperti rivali innamorati,
Ma li terrò mai sempre sospesi ed obbligati.
Gridi don Filiberto che vuole esser sicuro;
Alla passion dee stare finchè ne ho voglia, il giuro.
Don Claudio soffra in pace modesto, sofferente,
E aspetti quanto vuole, non otterrà mai niente.
Sono ambidue partiti con tal lusinga interna,
Ma in me viverà sempre l’indifferenza eterna.
Se mi dichiaro ad uno, perdo dell’opra i frutti;
Il mio cuor per nessuno, la grazia mia per tutti.
Filippino. Due visite, signora.
Berenice.  Si sanno i nomi loro?
Filippino. Don Agapito l’uno, l’altro don Isidoro. (parte)

SCENA IX.

Donna Berenice, don Isidoro, poi Agapito.

Berenice. Come si sono uniti due di sì strano umore?

Uno allegro, un patetico; un ride, e l’altro more.
Esser della partita però voglio obbligarli,
E per averli amici studiar di secondarli.
Isidoro. Oh donna Berenice! (allegro sempre)
Berenice.  Son serva. (allegra)
Isidoro.  Riverente,
Eccoci qui con voi per stare allegramente.
Berenice. Allegri, allegri pure, che non si pianga mai.
Isidoro. Finchè si può, si rida, e non si pensi a guai.
Berenice. Serva di don Agapito.
Agapito.  Servitore divoto.
Berenice. Che avete che vi turba?
Agapito.  Il mio stil non vi è noto?