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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/123


LA DONNA SOLA 117

Berenice. A don Lucio dirai, ch’oggi l’aspetto qui,

Un’ora o poco più sonato il mezzodì.
Gamba. Dunque a pranzo?
Berenice.  S’intende.
Gamba.  Don Pippo eravi seco.
Berenice. Digli che con don Pippo l’aspetto a pranzar meco.
Gamba. Sì signora.
Berenice.  Raccontami: di mia risoluzione
In villa cosa dissero quelle buone persone?
Gamba. Certo, signora mia, il ver dirlo conviene.
Ha detto ciascheduno che voi faceste bene,
Che siete una signora benissimo allevata,
Che gli affari di casa vi hanno in città chiamata,
Che siete dagli spassi avvezza a star lontana,
E che faceste bene partire alla romana. (parte)
Berenice. Gamba è un furbo, è egli vero?
Filippino.  Oibò, sull’onor mio,
Egli è un giovin dabbene, tale e quale son io.
Anche i vicini nostri han detto ch’è un indizio,
Questo ritorno vostro, di donna di giudizio.
E dopo voi venendo quei cavalieri istessi,
Han detto: la signora avrà degl’interessi.
Gamba ed io certamente siam due persone schiette.
Abbiam, ve lo protesto, due bocche benedette. (parte)

SCENA VIII.

Donna Berenice, poi Filippino.

Berenice. Li credo due birboni di prima qualità.

Chi sa che cosa han detto in villa ed in città?
Ma ciò poco mi preme: son vedova, son sola;
Nessuno mi comanda; ciò basta e mi consola.
Vuò fare a queste donne vedere a lor dispetto,
Se vincere la posso allor che mi ci metto.
Una conversazione non voglio che ci sia
In tutta la cittade compagna della mia.