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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/122

116 ATTO PRIMO

Filippino.  Oh Gamba! tu pur giunto in città?

Gamba. Son qui col mio padrone.
Filippino.  Il tuo padron che fa?
Gamba. È partito con Lucio, cogli altri amici uniti,
Di villa, poco dopo che voi foste partiti.
Oh se sentissi, amico, quel che colà si dice
Nelle conversazioni di donna Berenice!
Tal partenza improvvisa diede da dir sul sodo.
Interpretar le donne la vogliono a lor modo.
Chi dice, è innamorata; chi aggiunge, ed è gelosa.
Chi dice: non ha merito, per questo è invidiosa.
Chi crede che in campagna finiti abbia i danari,
E sola sia in Milano venuta a far lunari.
Filippino. E in città, che ti credi abbian di lei parlato?
Dicono: s’è tornata, qualche gran caso è stato.
Chi dice, avrà perduto tutti i quattrini al gioco.
Chi dice, i villeggianti l’avran trattata poco.
Chi dice, or che il gran mondo sen sta in villeggiatura,
Venuta è alla cittade a far la sua figura.
Gamba. Si può saper la causa che la fe’ ritornare?
Filippino. Io credo di saperla, ma non vuò mormorare.
Don Claudio lo conosci, don Filiberto ancora.
Gamba. Sì, li conosco.
Filippino.  Ehi, senti. Son dietro alla signora.
Un col pettine in mano, l’altro colla guantiera.
Chi fa da parrucchiere, chi fa da cameriera.
Ma non vo’ mormorare.
Gamba.  Sei un ragazzo onesto.
Filippino. Vien la padrona. Ehi, senti. Doman ti dirò il resto.

SCENA VII.

Donna Berenice e detti.

Berenice. Tu pur sei ritornato?

Gamba.  Signora, il mio padrone
Vorrebbe riverirla, se gli dà permissione.