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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/121


LA DONNA SOLA 115

Filiberto. Anzi appresi al contrario, che quanto più servite

Sono da noi, si mirano andar più insuperbite.
Claudio. Ma la superbia istessa, quando adorar si vedono,
Fa che al più fido amante tutto l’amor concedono.
Filiberto. Oh che pensar ridicolo! anzi la donna è avvezza
Cercar di farsi amare da quel che la disprezza.
Claudio. Alle discrete donne di ciò voglio appellarmi.
Filiberto. Trovate una discreta, e lascio giudicarmi.
Claudio. Qui l’onor delle donne m’arma a ragione il petto.
Filiberto. Voi mi sfidate a prova; io la disfida accetto.

SCENA V.

Filippino e detti.

Filippino. Signori, la padrona siede alla tavoletta.

La loro compagnia con desiderio aspetta.
Filiberto. Andiam.
Claudio.  Non dirò nulla, per timor che le spiaccia,
Della questione nostra.
Filiberto.  La dirò ad essa in faccia.
Non ho rossore a dirle che a femmina non credo
Un forse sospettoso, qualor di più non vedo.
Così s’ella mi apprezza, mi mostra il volto umano;
Se finge, e non mi cura, non mi lusingo in vano. (parte)
Claudio. Ad una meta istessa sembra ch’amor ne porte;
Egli i suoi passi accelera, io vo di lui men forte.
Ma può inciampar chi corre; dura chi pian cammina.
E nella dubbia impresa vedrem chi l’indovina, (parte)

SCENA VI.

Filippino, poi Gamba.

Filippino. Dunque la mia padrona ha stabilito adesso

Non voler più trattare con gente del suo sesso.
È ver che non è brutta, è ver che non è vecchia;
Ma quattro o cinque cani stan male ad un’orecchia.
Gamba. Oh Filippino!