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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/120

114 ATTO PRIMO

Parto per un momento. Or or ritorno qua.

Ho un affar che mi preme; vi lascio in libertà.
(parte)

SCENA IV.

Don Filiberto e don Claudio.

Filiberto. Che dite voi, don Claudio, del suo bizzarro umore?

Claudio. Circa alla distinzione, che vi predice il cuore?
Filiberto. So che la distinzione di donna Berenice
Capace è un onest’uomo di rendere felice.
Ma in mezzo a tanti e tanti difficile è acquistarla,
Ed io non mi lusingo ancor di meritarla.
Claudio. Corriam la nostra lancia. Non siete voi capace
D’attendere l’evento, e tollerarlo in pace?
Filiberto. Io sono un uom sincero. Quel che ho nel core, ho in bocca.
Tolleranza in amore parmi importuna e sciocca.
Claudio. Oh, come mai fra gli uomini il pensamento varia:
Tolleranza in amore a me par necessaria.
Fondo la mia ragione sovr’un principio certo:
Per esser bene amato, conviene acquistar merto;
E merto non acquista con donna d’amor degna,
Chi a qualche tolleranza l’affetto non impegna.
Filiberto. Falso principio è questo. Un’alma tollerante
O mostra d’esser vile, o d’esser poco amante.
Chi ben ama, è impaziente. Ogni rival paventa.
Di un forse mal inteso il cor non si contenta.
Ogni amator fedele amor fa sospettoso.
Claudio. Fa ingiuria alla sua dama un amator geloso,
L’offende chi la carica di un simile strapazzo.
Filiberto. E chi di lei si fida soverchiamente, è un pazzo.
Claudio. Sfido l’intolleranza che voi nutrite in petto.
Filiberto. A tollerar seguite. Io la disfida accetto.
Claudio. Non apprendeste ancora, quanto trionfi più
Sul cor di bella donna la lunga servitù.