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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/119


LA DONNA SOLA 113

Dovrete rivederle in questo o in altro loco.

Berenice. Venire in casa mia niuna sarà sì ardita;
Ha da soffrir me sola chi è della mia partita.
Se voi, se altri si degnano venire ad onorarmi,
Di compagnia di donne non ha più da parlarmi.
Filiberto. Si ha da servir voi sola?
Berenice.  Sì, questa è la mia brama.
Filiberto. E in quanti s’ha a dividere la grazia di Madama?
Berenice. Distinguere conviene. Altro è conversazione,
Altro è quel che si chiama impegno di passione.
Spero nel primo caso non disgustare alcuno;
Nel secondo può darsi ch’io mi consacri ad uno.
(guardando con arte tutti due)
Claudio. Sarà ben fortunato chi avrà tal cuore in dono.
Filiberto. Se troppo mi avanzassi, domandovi perdono.
Non chiederò chi sia l’avventuroso oggetto,
Bramo saper soltanto, se già l’avete in petto.
Berenice. Forse sì, e forse no.
Filiberto.  Questo è un non dir niente.
Claudio. Anzi mi fa in quel forse pensar diversamente.
Guardate ove mi guida il cuor coi dubbi suoi:
Creder mi fa che in petto rinchiuda uno di noi.
Berenice. (Oh, s’inganna davvero). (da sè)
Filiberto.  Di noi chi avrà tal merto?
Berenice. Vorreste saper troppo, caro don Filiberto.
Sentite, in casa mia tutti vi bramo eguali;
Non voglio che vi siano nemici, nè rivali.
Non vuò che alle mie spalle si fabbrichi un romanzo.
Oggi vi prego uniti di favorirmi a pranzo.
Poi giocheremo un poco, poscia in carrozza a spasso,
O andremo nel giardino a fare un po’ di chiasso.
La sera alla commedia tutti nel mio palchetto;
Ma voglio che ci stiate sin l’ultimo balletto.
Non voglio che si giri qua e là dalle signore;
Quando che si vien meco, non si va a far l’amore.