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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/117


LA DONNA SOLA 111

Studierò di far sempre quel che gli amici alletta,

Purch’io non sia con donne a conversar costretta.

SCENA III.

Don Filiberto, don Claudio e la suddetta.

Filiberto. Eccomi qui, signora.

Berenice.  Bravo, don Filiberto,
Bravo, bravo, don Claudio.
Claudio.  Qual colpa, qual demerto,
FE’ sì che dalla villa partir volesse sola,
Senza dire agli amici nemmeno una parola?
Filiberto. Perchè non avvisarci di tal risoluzione?
Berenice. Scusatemi di grazia; vi dirò la ragione.
Prima saper dovete, che sia nel ben, nel male,
Mai non consiglio alcuno.
Filiberto.  Mal, perdonate, male.
Far sempre di sua testa non è la miglior scuola.
Berenice. È ver, ma sono avvezza a consigliar me sola.
Così com’io diceva, pensando a mio talento,
Vidi che la campagna riuscivami un tormento;
E temendo gli amici mi avesser1 sconsigliata,
Senza dirlo a nessuno, sono in Milan tornata.
Filiberto. Stupì ciascuno in fatti.
Claudio.  Ciascun di ciò avvertito,
Dopo che voi partiste, si è dietro a voi partito.
Berenice. Faceste ben, vi lodo, e vi ringrazio ancora.
Gli altri dove son eglino?
Claudio.  Li rivedrete or ora.
Filiberto. Di saper, di vedervi, ciascun è curiosissimo.
Claudio. Fatto avete buon viaggio?
Berenice.  Un viaggio felicissimo.
Cotanto mi premeva partir da quel villaggio,
Che mi riuscir piacevoli gl’incomodi del viaggio.

  1. Nell’ed. Zatta e in altre si legge il verso così: E temendo d’esser forse da altri sconsigliata ecc.