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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/116

110 ATTO PRIMO

Berenice.  Cosa vuoi?

Filippino.  La di lei genitrice
Seco lei si consola del suo ritorno, e dice
Che sarà a riverirla alla sorella unita.
Berenice. Oh, di’ che non ci sono, che son di casa uscita.
Filippino. l’è un altro servitore con un’altra imbasciata.
Berenice. Chi lo manda?
Filippino.  Lo manda donn’Alba sua cognata.
Le dà parte, che sposo si è fatto il suo figliuolo.
Berenice. Non me n’importa un fico. Di’ che me ne consolo.
Filippino. La prega intervenire alla funzione usata.
Berenice. Digli che la ringrazio; che sono incomodata.
Filippino. Se dico un’altra cosa, la prego mi perdoni.
Son qui due cavalieri.
Berenice.  Vengano, son padroni.
Filippino. (Ho capito. Alle donne difficilmente inclina,
E tratta con più gusto la razza mascolina).
(da sè, indi parte)

SCENA II.

Donna Berenice sola.

Quand’era mio marito ancora fra’ viventi,

Volea ch’io praticassi le amiche e le parenti.
Ma sia costume usato, o mio speziale umore,
Non so d’avere avuta un’amica di core.
So che mi criticavano ogni atto, ogni parola.
Non vuò praticar donne; vuò viver da me sola.
È ver, sarà difficile fissare in casa mia
Un numero costante di buona compagnia,
Perchè questi signori si sogliono annoiare,
Se una donna per uno non han da vezzeggiare.
Ma darò lor tai spassi e tai divertimenti,
Che spero alle mie spese di renderli contenti.
Ho l’arte di conoscere d’ognun la inclinazione,
A ognun secondo il genio farò conversazione.