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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/111


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L'AUTORE

A CHI LEGGE.1

. La Donna sola, che mai vuol dire? dirà taluno. Sola nella bontà, nel merito, nel buon costume? No, Lettor mio carissimo, non ardirei di far ciò, sapendo benissimo che di tai Donne saggie, virtuose e dabbene ve ne sono parecchie, e più di quello che il tristo mondo si persuade. Questa è una di quelle Donne che si vorrebbero veder sole, e in fatti, per soddisfare al carattere, sola è nella Commedia medesima, e sola fra molti uomini comparisce. La ragion principale che a qualche Donna fa desiderar d' esser sola, è l’invidia, e si lusinga di essere, senza confronti, perfettamente contenta. Ma s’inganna chi spera aver pace colle passioni nel cuore. Bastano queste a renderla inquieta, e trova, anche sola, da contrastare co’ suoi pensieri. La presunzione suol produrre nelle Femmine un altro effetto. Amano tanto se stesse, e si fidano tanto della loro mal conosciuta prudenza, che vogliono operar da sole, e sfuggono ogni direzione ed ogni consiglio. La mia Donna sola ha quest’altro pregiudizio intorno di sè, e accade poi, che regolatasi sempre col solo di lei capriccio, non trova aiuto quando lo chiede, non trova chi la consigli quando le occorre; ma in pena del suo sistema, resta da tutti solennemente piantata. Questa non dovrebbe essere cattiva lezione. Se l’applichi a se stessa chi per avventura ne abbisognasse. Io saprei forse applicarla, ma Dio mi guardi dal dichiararmi. Scrivo per tutti; parlo all’universale; taccia chi pungere si sentisse, e si corregga se può, e mi compatisca se vuole.

  1. Quest’avvertenza uscì in testa alla commedia nel t. VII (1761) dell’ed. Pitteri di Venezia.