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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/106

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mente le virtù che i difetti. Io lo faccio mentr’ella vive, e rendole quella giustizia che l’è dovuta, sicuro di non essere da chiunque la conosce di soverchia benevolenza tacciato, portando ella la bontà in volto, come l’ha scolpita nel cuore.

Benedico ancora què dì felici, ne’ quali ebb’io l’onore di conoscere in Genova la degnissima Persona vostra, e la vostra cara Famiglia1. La sorte mi ha fatto essere a voi vicino d’abitazione, mi fe’ con voi contrarre amicizia, ed ebbi campo di rilevare il merito di questa vostra Figliuola, per cui ho sentito prima la stima, e poi ne è derivato l’amore. Questa sorta d’amori nati dalla cognizione del merito della persona, e non già dal capriccio o dalla facilità del moderno costume, quelli sono che durano più lungamente, e promettono il maggior bene del matrimonio, che è la domestica tranquillità. Il sistema della vostra Famiglia è stato sempre esemplare. L’educazione che avete data alle vostre Figlie, è quella de’ buoni Padri, severi quanto bisogna, e docili quanto conviene. La saggia vostra Consorte, mia veneratissima Suocera, non aveva a far altro, per contribuire alla buona riescita delle Figliuole, che offerir loro se medesima per esempio, e condurle per quella strada, per cui ha ella sempre con gloria e decoro i di lei passi diretti. Tre Figliuole Dio vi ha lasciate in vita: una, data intieramente alla divozione, non ha Voluto perciò privare della dolce sua compagnia i Genitori, persuasa che possasi servire a Dio esattamente anche frolle domestiche mura, e menar vita penitente e contemplativa, senza ritirarsi nei Chiostri. L’altra è assai decentemente collocata in Ispagna, che forma anch’essa la delizia e il conforto di un onorato, comodo e assai civile Marito. A me è toccata la vostra prediletta amabile Nicolina, che meritava miglior fortuna, ma non poteva essere nè più amata, nè più stimata. So che con pena estrema ve la staccaste dal fianco, ma non dal cuore. Fu effetto della bontà che avevate per me l’accordarmela, e anche al giorno d’oggi non cesso di ringraziarvi e di benedirvi. Lo stato della vostra Fa-

  1. Primavera del 1736.