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492 ATTO QUARTO
Martini. Ognuno è sottoposto a dei trasporti insani.

Signor, d’un cavaliere mi getto nelle mani;
Lo so quanto si estende la vostra autorità.
Commissario. Le grazie che chiedete, nessun vi negherà.
Martini. Non può perir chi gode la sua protezione.
Conte. (Se farlo mi riuscisse, ci avrei dell’ambizione.)
(da sè)
Commissario. Voi siete tal signore, da cui esser pregato
Sarà per il Marchese un onor segnalato.
Martini. E sa, che se una grazia oggi per voi dispensa.
Aver può in casi simili da voi la ricompensa.
Conte. Basta, parlar m’impegno. L’uno e l’altro sperate.
Commissario. Prima per me, signore. (piano al Conte)
Martini.   Prima per me parlate.
(piano al Conte)
Commissario. (Cerco il mio ben. Di lui non me n’importa un cavolo).
(da sè, indi parte)
Martini. (Mando per l’interesse la commissaria al diavolo.)
(da sè, indi parte)

SCENA III.

Il Conte, poi il signor Alberto.

Conte. Quello che a un cavaliere può dar riputazione,

È il poter esser utile, venendo l’occasione.
A un mio nemico istesso, potendo, gioverei.
Per far parlar il mondo bene de’ fatti miei.
Pensare in tal maniera chi mi sentisse adesso,
Direbbe il mio sistema amore di me stesso;
Ma quando all’altrui bene un tale amor mi porta,
Quand’utile si rende, la mia passion che importa?
Alberto. Sè domanda, sior Conte, de là in conversazion.
Conte. Donna Bianca dov’è?
Alberto.   Sentada in t’un canton.