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IL RAGGIRATORE 151


Claudia. Attenderò dunque ch’egli venga da noi.

Eraclio. Non sarebbe mal fatto che faceste una visita a sua sorella.

Claudia. Ma il decoro dalia nobiltà nostra?

Eraclio. Ho pensato a quel che diceste poc’anzi. La modestia è sempre lodabile.

Claudia. Anderò dunque.

Eraclio. Sì, andate; e procurate, chiedendogli i mille scudi, di salvare il decoro, senza mostrare di averne certo bisogno.

Claudia. Senza bisogno non si domanda.

Eraclio. Dite per fare una spesa capricciosa per voi, che non volete ch’io la sappia; che pagherete del vostro colle mesate che vi si danno per le spille.

Claudia. Colle rendite del Vesuvio.

Eraclio. Eh, non è tempo di barzellette.

Claudia. Potreste voi assicurarli sulle trentasette città.

Eraclio. Andate, se volete; se non volete, lasciate.

Claudia. Vado, vado. (Mi preme di parlare al Conte sul proposito dell’astuccio). (Ja sè)

Eraclio. Vi raccomando a far presto.

Claudia. Converrà poi trattarla la sorella del Conte, invitarla a pranzo da noi.

Eraclio. Sì, certo; quando ci avrà prestati egli li mille scudi.

Claudia. Buono, gli daremo da desinare coi denari suoi.

Eraclio. Non perdiamo il tempo. Ciascheduno cooperi al lustro della famiglia.

Claudia. Vado a procurare li mille scudi.

Eraclio. Vado a far inquartare le armi. (partono)

SCENA VII.

Camera in casa del Conte.

Il Conte Nestore, Carlotta vestita nobilmente, poi Spasimo servitore.

Carlotta. Fratello mio, voi mi volete veder crepare.

Conte. Anzi desidero che stiate bene; e ho in traccia a quest’ora delle cose buone per voi.