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sate...») e, di recente, Ang. De Gubernatis: «Le donne casalinghe sono le buone massaie all’antica, che in casa comandano loro, ma hanno giudizio, non sono troppo spendereccie, ne si fanno criticare per i loro costumi... Angiola dispone a modo suo della sorte de’ giovani, comanda a bacchetta in casa, e domina, col suo brio e con la sua festività, tutta l’azione, del resto, molto scarsa, ma pure piena di vita» (C. G., Firenze, 1911, p. 295). Meglio difese l’insegnamento della commedia Cesare Musatti: «Sior’Anzola e siora Betta non potrebbero essere più accorte massaie di quello che si dimostrano fino da bel principio... Ora ponete mente all’epoca in cui scriveva Goldoni; epoca, come ognun sa, di bagordi, di baldoria, di dissipazioni in alto e anche in basso; e chi potrà negare che anche con Le donne de casa soa egli si prefiggesse raddrizzare un po’ il mal costume?» (l. c). Nessuna meraviglia che Carlo Dejob vi scorgesse un tantino di predica: «Fontanelle se félicitait de n’avoir jamais donne le plus petit ridicale à la plus petite vertu. Goldoni va plus loin: au risque de tomber dans la plus terre à terre des prédications, il loue les bonnes ménagères qui discutent s’il est plus avantageux d’acheter la toile toute préparee ou de la préparer soi-méme, qui méritent que le man leur remette tous les gains et leur demanda de quoi acheter un chapeau, qui se promettent d’allaiter elles-mèmes leurs enfants... (Le femmes dans la comédie etc, Paris, 1899, p. 345). Ricordo infine L. Falchi (Intendimenti sociali di C. G., Roma, 1907, pp. 82-3).

Tutti dunque schierati contro Giorgio Baffo: tanto che a Giacinta Toselli parve che per bocca di Angiola «in cui l’economia confina coll’avarizia, l’amore verso la casa si impicciolisce in norme ristrette, il Goldoni affermasse «alcune sane norme del viver civile, primo accenno alla satira che suonerà alta nella Casa nova» (Saggio d’uno studio estetico e stilistico delle comm. gold, dialettali, Venezia, 1904, p. 52); e a L. T. Belgrano, che in questo stesso personaggio l’autore «adombrasse» la virtuosa Nicoletta, la saggia compagna della sua vita («laddove questa buona massaia conclude l’azione porgendo ottimi avvertimenti alla cognata che s’è fatta sposa»: Imbreviature di Gio. Scriba, Genova, 1882, pp. 31-2. V. inoltre la recensione di G. B. P. al libro del Belgrano, in Gazzetta letteraria, VI, n. 3, Torino, 21 genn. 1882). - Solo discorda nel coro una voce femminile: «Nelle donne de casa soa scritta, dice egli [il Gold.], coll’intento di dar coraggio alle buone massaie, non poteva farne una migliore parodia. Queste donne tutte affacendate della casa..., solo immerse a risparmiare ed accumulare e a combinare matrimoni senz’amore; queste donne grette, ignoranti ed avare, non destano che disgusto e pietà» (Anita Pagliari, La donna nella vita e nella comm. di C. G., in Vita femmin. ital., Roma, aprile 1907, p. 405).

Ci manca la prefazione delle Donne de casa soa, perchè il Goldoni sul punto di partire per Roma (v. a pag. 43 1 ) non trovò parole che per annunciare ai lettori il suo prossimo viaggio e farli partecipi della sua ingenua allegrezza. Ma i versi citati sopra del capitolo ad Alvise Vendramin, ci dicono chiaro che cosa il Goldoni intendesse per donne de casa soa. Le Memorie servirono anche qui a tradire il pensiero dell’autore e a fuorviare i posteri. In altre commedie tentò il Dottor veneziano di rappresentare la moglie, la madre, la figlia secondo le proprie idee di perfezione morale, o secondo quelle dei