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236 ATTO PRIMO


SCENA III.

Grilletta e detta, poi la signora Leonide.

Grilletta. È qui la signora Leonide.

Felicita. Va in campagna?

Grilletta. Se ci va? È vestita da viaggio.

Felicita. Ah! tutte sì, ed io no. Quando ci penso, mi vengono cento mali.

Leonide. Serva sua, signora Felicita.

Felicita. Serva, signora Leonide. Come sta?

Leonide. A servirla. Ed ella?

Felicita. A servirla.

Grilletta. (Questo complimento non manca mai). (da sè)

Felicita. Datele da sedere, (a Grilletta, quale porta due sedie e parte)

Leonide. Non s’incomodi, son qui per poco. Son venuta a riverirla, a ricevere i suoi comandi.

Felicita. Vedo ch’ella è di viaggio. Per dove, se è lecito di saperio?

Leonide. In campagna. Nei nostri beni. A goder l’autunno, a star allegramente, con una buonissima compagnia.

Felicita. Ci starà un pezzo?

Leonide. Tutto l’autunno; fino che ci staranno gli altri.

Felicita. Ah! (sospira da sè)

Leonide. Che ha, che mi par melanconica?

Felicita. Niente, mi duole un poco la testa. S’accomodi.

Leonide. No, perchè bisogna ch’io vada via.

Felicita. Quando si parte?

Leonide. Oggi, a qualche ora.

Felicita. Viene il signor Ridolfo?

Leonide. Sì signora, viene egli, viene il signor Roccolino, altri tre o quattro amici di mio fratello. Non manca gente; staremo allegri.

Felicita. Ma! è fortunata la signora Leonide!

Leonide. Oh, io in verità non posso lamentarmi di niente. In casa mi fanno tutto quello che voglio. Vede quest’abito? Me l’hanno fatto ora a posta per andar in campagna.