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Il nostro Tasso è tanto celebre per tutto il mondo, che pochi sono quelli che non lo conoscano e non lo esaltino. I Veneziani più di tutti lo sentono tutto il dì passare di bocca in bocca dal primo rango de’ suoi cittadini sino all’infimo della plebe. Non vi è persona che non reciti o non canti i versi della Gerusalemme; e questa ha dato motivo a moltissime teatrali rappresentazioni, e tutti gli anni vedevasi sui nostri Teatri una specie di tragicommedia dal suo Poema estratta, ed il suo nome era sempre dal popolo meritamente acclamato. M’invogliai, dopo tanto tempo, di mettere sulla scena l’Autor medesimo, oggetto delle pubbliche acclamazioni, e mi consolai moltissimo veggendo bene accolta dall’universale la mia intrapresa. Considerato Torquato Tasso nella disavventura degli assalti suoi ipocondriaci, mi somministra un carattere comico particolare. Non mi riuscì facile condurlo a buon termine; poichè internarsi nella verità di un tal carattere estraordinario non è cosa comune. Mi facilitò assaissimo la riuscita l’esser io soggetto di quando in quando agli assalti dell’ipocondria, non per la Dio grazia al grado di quei del Tasso, ma sensibili qualche volta un po’ troppo, e familiari a tutti quelli che si consumano al tavolino. Ho di buono, che come il Tasso non m’innamoro, e che delle critiche appassionate non fo quel conto che egli faceva.