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perchè non le ho scritte sulla carta da lui venduta, e fa ridere le brigate, dicendo male di me, senza nemmeno saperlo dire. Ma non parliamo ora di cose ridicole, che più seriamente, Lettor carissimo, trattener mi deggio teco alcun poco. Il titolo della presente Commedia avrai osservato essere l’Impostore. Varie sono le specie degl’Impostori, dei Raggiratori, dei Furbi. Fra questi uno ne ho scelto, il cui argomento è pur troppo vero, e tanto vero, che io medesimo interessato ne sono, e ne formo uno de’ personaggi della Commedia. Hai tu in memoria, Lettor gentilissimo, aver io detto nel breve ragionamento che la seconda Commedia di questo Tomo precede1, volere forse in questo Libro medesimo di certe vicende mie ragionare? Facile ti è il rileggerlo, se più non te lo rammenti; e se colà vedrai soltanto accennato un motivo che a partire dalla Patria mia in quel tempo mi indusse, ora di questo un poco più estesamente voglio informarti, mentre quello è che alla presente Commedia mia somministrò l’argomento.

Ardeva allora la guerra fra’ Gallo-Ispani2 e Tedeschi, ed io serviva la Repubblica Serenissima di Genova, in qualità di suo Console in Venezia. Mi s’introdusse in casa, col mezzo di un Fratello mio militare, un certo tale che il titolo spacciava di Capitano, il di cui nome tacerò e la patria, per non rendere a questa e a’ cittadini suoi disonore. Sfoderò costui una patente amplissima di una Potenza di Europa, in cui non mancavano nè sigilli, nè sottoscrizioni, riconosciute per vere da gente pratica ed esperta. Dichiaravalo questa Colonnello di un Reggimento nuovo che dovea farsi, e la facoltà ostentava di creare i suoi subalterni, e le credenziali per reclutare quei tali soldati che affettava di dover scegliere. Ogni settimana aveva egli lettere da mostrare, provenienti da quel tal Principe, sottoscritte da que’ tali Ministri, che sempre sul proposito ragionavano, mettendo in vista quelle somme grandiose di denaro, che a momenti sempre dovean capitare. Mostrava l’altro carteggio co’ suoi emissari sparsi qua e là per que’ Paesi

  1. Intendesi il t. VII dell’ed. Paperini: ma la promessa a cui il Goldoni accenna non si trova nella pref. della seconda commedia (ch’è il Don Giovanni), né altrove.
  2. Nel testo: Gall-Ispani.