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IL VECCHIO BIZZARRO 487

Pantalone. Una volta m’inzegnava.

Clarice. Se siete il ritratto della galanteria!

Pantalone. Dasseno? (mondando la pera)

Flamminia. La grazia non si perde sì facilmente.

Pantalone. Eh via. (come sopra)

Clarice. Guardate come monda bene quella pera.

Pantalone. Una volta me destrigava in do taggi. Adesso bisogna che fazza un pochetto alla volta.

Flamminia. Per far le cose bene, ci vuole il suo tempo.

Pantalone. Una volta fava presto, e ben; adesso fazzo adasio, e mal.

Clarice. Eh via, non vi avvilite, signore. Siete un uomo fresco, forte, robusto.

Pantalone. La toga sto bocconzin de pero. (a Clarice)

Clarice. Obbligatissima.

Pantalone. Anca ela, patrona. (a Flamminia)

Flamminia. Vi ringrazio, signore. Frutti non ne mangio mai.

Pantalone. No la se degna de receverlo dalle mie man?

Clarice. Ha ragione la signora Flamminia; a lei dovevate presentarlo prima.

Flamminia. Io non ho queste pretensioni.

Pantalone. Mi no vardo le suttiliezze. Vago alla bona, vago all’antiga. La favorissa, la prego. (a Flamminia)

Flamminia. Davvero vi sono obbligata. (lo ricusa)

Pantalone. La toga ela. (a Clarice)

Clarice. Vi ringrazio. (lo ricusa)

Pantalone. Lo magnerò mi. (mangia, e segue a tagliare)

Flamminia. Credetemi, signora Clarice, che il vostro carattere mi fa specie.

Clarice. Ed il vostro, signora, mi fa compassione.

Pantalone. Comandela? (offre a Flamminia)

Flamminia. Obbligatissima. (ricusa)

Pantalone. Ella? (a Clarice)

Clarice. Grazie. (ricusa)

Pantalone. Magnerò mi. (mangia, e segue a tagliare)