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324 ATTO PRIMO

SCENA VII.

Madama Saixon, sopra la loggia, e detto; poi Gioacchino.

M. Saixon. Caro signor marito, parte senza dir nulla,

Esce di casa, e tosto col fumo si trastulla? (a Saixon)
Saixon. Che volete?
M. Saixon.   Due doppie.
Saixon.   Gioacchino. (chiama)
Gioacchino.   Signor mio.
Saixon. A madama mia moglie. (dà due doppie a Gioacchino)
M. Saixon.   Vi rendo grazie.
(Gioacchino entra in casa di Saixon)
Saixon.   Addio.
M. Saixon. Impiegar io le voglio...
Saixon.   Non vi domando in che.
M. Saixon. In un ventaglio indiano.
Saixon.   Lo raccontate a me?
M. Saixon. Ora per Gioacchino vel mando, e voi direte
Se faccio buona spesa, se val queste monete.
Sostiene mia sorella ch’è brutto, e la ragione
Fonda perchè gli manca disegno e proporzione.
Ella le cose dotte soltanto approva e loda,
Io soglio lodar tutto, basta che sia alla moda.
(si ritira)

SCENA VIII

Il signor Saixon, poi Bonvil marinaio.

Saixon. Gran donne! i lor pensieri, le cure ed i travagli

Consiston nelle cuffie, nei nastri e nei ventagli.
Prenda il danaro, e taccia: io bado ai fatti miei;
Se la mia moglie è pazza, non vo’ impazzir con lei.
Bonvil. Signor. (al signor Saixon)
Saixon.   Che ci è?