Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/45


IL FEUDATARIO 35

Beatrice. Considerar dovete lo stato vostro.

Rosaura. Penso alla condizione de’ miei natali1.

Beatrice. Siete avvezza dalla cuna a soffrire i torti della fortuna.

Rosaura. Ma ho sempre sperato di vendicarli.

Beatrice. Come?

Rosaura. Il cielo mi darà i mezzi.

Beatrice. Non vi gettate nelle mie braccia?

Rosaura. Sì, e mi lusingo che voi sarete il mezzo, per cui potrò ottenere2 giustizia.

Beatrice. Farete dunque a mio modo?

Rosaura. Sino ad un certo segno.

Beatrice. E s’io vi abbandonassi, a chi ricorrereste?

Rosaura. Al cielo.

Beatrice. Il cielo v’offre la mia assistenza.

Rosaura. Se sarà vero, si scorgerà.

Beatrice. Dubitate di me?

Rosaura. Non m’avete ancora assicurata di nulla.

Beatrice. Di collocarvi.

Rosaura. Non basta, signora mia.

Beatrice. E che vorreste di più?

Rosaura. Vorrei che rifletteste, che figlia sono di un marchese di Montefosco; che le femmine non sono escluse dalla successione; che il feudo è mal venduto; che io non sono contenta della mia sorte; che tutto farò, fuorchè oscurare il mio sangue; e dopo ciò trovate il modo, se sia possibile, di assistermi e di consolarmi.3 (parte)

SCENA XIV4.

Beatrice sola.

Costei mi mette in apprensione. Vero è tutto ciò che ella dice. Ella può far guerra a mio figlio pel possesso di Montefosco,

  1. Bett. e Pap.: alla mia condizione.
  2. Bett. e Pap.: otterrò.
  3. Bett. e Pap.: soccorrermi.
  4. È unita nell’ed. Bett. alla scena precedente.