Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/366

352 ATTO SECONDO

SCENA IV.

Beatrice, poi Corallina con un Garzone di stalla, poi Brighella.

Beatrice. Questa volta si ha da rompere certamente! Si pentirà d’avermi perduto il rispetto. Tutto quello che posso immaginarmi gli rechi dispiacere, tutto voglio far per dispetto.

Corallina. Ho trovato il garzone di scuderia, e in mancanza... non trovando altri... verrà a servirla questo galantuomo.

Brighella. Se la comanda...

Beatrice. Va via di qua, disgraziato.

Corallina. Senta, signora padrona...

Beatrice. Mi maraviglio di te, che hai avuto l’imprudenza di farmelo venire dinanzi.

Corallina. Ma senta, in grazia, una parola.

Beatrice. Briccone! Che cosa vuoi dirmi? (a Corallina)

Corallina. È pentito di quello che ha detto.

Beatrice. Vada al diavolo.

Corallina. Tiene da lei...

Beatrice. Non gli credo.

Corallina. Ha da dirle delle belle cose del signor conte Ottavio.

Beatrice. Che cosa ha da dirmi?

Corallina. Parlate, galantuomo. Dite tutto alla mia padrona; ella è una dama di buon cuore, vi perdonerà. (Portatevi bene, se non volete andare al reggimento). (piano a Brighella)

Brighella. Lustrissima, ghe domando perdon. Se ho dito qualche cossa, se non son vegnudo a servirla, l’è sta per causa del me padron.

Beatrice. Ti ha proibito di servirmi?

Brighella. Lustrissima sì.

Beatrice. Che cosa dice di me?

Brighella. El dis cussì che l’è altiera, ustinada...

Corallina. (Aggiungete qualche cosa). (piano a Brighella)

Brighella. Che l’è collerica...

Beatrice. E non altro?