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ediz.) cronisti e storiografi del nostro teatro rammentano Maddalena Gallina (L. Rasi, I comici ecc., vol. I, p. 976) e Rosa Romagnoli. Con la Romagnoli la commedia entrò nel repertorio della Reale Sarda (1830; cfr. Costetti, La Comp. R. S., p. 82; De Abate, Le ultime servette goldoniane. Nuova Antologia, 1907, 16 febbr., p. 677). La parte d’Ottavio, come altre goldoniane, rese mirabilmente il grande Vestri. Narra l’amoroso suo biografo F. Scifoni: «... l’imbecillità della vecchiezza, com’era da lui squisitamente dipinta nell’Ottavio della Serva amorosa! Buon Dio! che stupor negli sguardi, che pargoleggiar nel sorriso, nella voce e quasi anche nella favella!» (Biografia di Luigi Vestri, p. 263). In tempi a noi più vicini predilesse questa commedia e ne fu egregia interprete Virginia Marini, che entrata nella Compagnia Nazionale ebbe la fortuna di vedervisi secondata da attori quale Ermete Novelli (Pantalone) e Claudio Leigheb (Arlecchino). D’una recita seguita a Torino ( 1892?) Enrico Montecorboli riferiva: «M.me Marini a joué la S. a. avec un charme et une verve endiablée et y a obtenu un succès fou» (La nouvelle révue, 15 febbr. 1893, p. 838). Le parole del Montecorboli trovano conferma in queste di E. Lamma intorno a un’altra rappresentazione data a Bologna dalla stessa compagnia: «Il teatro pienissimo, era addiritura imponente. Ebbene: della commedia che non è poi la migliore del Goldoni, non andarono perdute nè le più lievi sfumature nè le festività del dialogo e dell’intreccio; quel pubblico, uscì dal teatro convinto d’aver assistito ad una commedia ancor viva, benchè avesse più di un secolo di vita; lieto di essersi divertito; tutti videro nella S. a. una commedia seriamente pensata, forse più d’uno tornò a casa migliore» (Il resto del Carlino, 14 febbr. 1907). In aperto contrasto con tanto elogio stanno gli sfoghi d’un critico stravagante che in un suo articolo in data 15 aprile 1883 sopra una recita al Filodrammatico di Trieste, in quest’esumazione vedeva solo «una volgare e biasimevole fonte di lucro e di risorsa». E il curioso articolo si chiude raccomandando a chi di ragione di tenere sì alto il rispetto ai nostri classici, ma di non eseguirne le opere per non crear delusioni (Rio de Riva. Ars.! Roma, Sommaruga, 1884, pp. 99, 102, 103)! Anche la risurrezione delle tre maschere suscitò allora vive discussioni (cfr. Nuova Antologia, 1884, 1 marzo, p. 143) e a provarne l’opportunità il Giacosa e il Ferrari dettarono prologhi, il primo in martelliani (Teatro in versi, vol. VI. Torino, 1888 pp. 79-87) l’altro in ottave ( Un prologo inedito di P. F. Rivista dalmatica. 1900, maggio, pagine 342-344).

Nella parte di Corallina emerse anche Elettra Brunini, mentre il marito suo, Guglielmo Privato interpretava «con molta proprietà la maschera di Pantalone » (L’Indipendente. Trieste, 1900, 10 febbr.) e innanzi la commedia non mancava mai di recitare il secondo de’ prologhi or ricordati. Tra le attrici odierne che seppero e sanno levar effetti nuovi dalla vecchia favola vanno rammentate Teresa Franchini e Dora Baldanello. Pur nell’antipatica parte di Beatrice potè meritarsi gran lode Ermenegilda Zucchini Majone (Illustrazione veneta e adriatica. 1907, 9 febbr.).

Rappresentata nel maggio del 1759 alla Comédie française, questa S. a. non ebbe fortuna. Ma la vera sua sfortuna in Francia fu di capitare nelle mani di tale che la ridusse in versi, tolse e aggiunse a suo arbitrio; e dopo il fiasco della ribalta fece appello anche ai lettori e la pubblicò per ben due volte, (Oeuvres