Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/310

298 ATTO TERZO

Beatrice. Tutti contro di me. Signor notaio, i miei trenta zecchini.

Notaio. Non me li ha ella dati per parte del signor Ottavio?

Beatrice. Sono miei, e li voglio.

Ottavio. So tutto, ho inteso tutto. Signor notaio, sono miei, ed io ve li dono, in premio della vostra onestà.

Notaio. Sarete persuaso, che quel che ho fatto, l’ho fatto con una onesta finzione, consigliato e animato da Corallina.

Corallina. Tutta opera mia, tutte invenzioni mie, tutta condotta mia, per illuminarvi una volta, per disingannarvi, per farvi conoscere la verità, per assistere un figlio oppresso, per soccorrere un padre assassinato, per correggere una matrigna ingrata.

Ottavio. Ah Corallina mia, voi mi date la vita! Voi ora mi fate piangere per tenerezza.

Corallina. Orsù: parliamo di cose allegre. Signor padrone, il buono piace a tutti. Vi siete voi rimaritato? Ci vogliamo maritare anche noi. Il signor Florindo ed io abbiamo bisogno di matrimonio, e ci raccomandiamo a voi, perchè ci facciate generosamente il mezzano.

Ottavio. Sì, cari, sì, venite qui. Tutti due lo meritate. Florindo, vien qui; vien qui, Corallina. Non vi è rango, non vi è disparità. Io vi congiungo, io mi contento. Siete marito e moglie.

Beatrice. Ecco, dove tendeano le mire di questa virtuosa eroina.

Corallina. Oh che bei termini! Che bei concetti! Ammiro la sua intrepidezza. Ella in mezzo alle sue disgrazie è spiritosa e brillante. (a Beatrice, deridendola)

Beatrice. Ah, non ho più sofferenza... (vuol partire)

Corallina. Si fermi, e sarà meglio per lei. (a Beatrice)

Beatrice. Come!

Corallina. La supplico. Il signor Ottavio mi vuole sposare al signor Florindo, ed io prima di farlo gli voglio dare la dote.

Beatrice. Che dote?

Corallina. Ora lo vedrà. Con sua licenza, gentildonna. (parte)

Beatrice. Ed io soffrirò che m’insulti, e voi lo soffrirete? Voi che tanto mi amaste? Non vi ricordate più di quelle tenerezze