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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/71


IL MOLIERE 61
Moliere.

 L’indegno là stia chiuso.
Finchè di questi cenci in scena abb’io fatt’uso.1
Vedete se far grazia vogliono le signore;
Se ancora han terminato di mettersi in splendore.

Valerio.

Eccole unite a noi, la madre con la figlia.

Moliere.

Una ha l’ira negli occhi, l’altra amor nelle ciglia.

SCENA X2.

La Bejart, Isabella, in abito da scena, e detti.

Bejart.

Molier, vengo al teatro, e meco vien mia figlia;
Il comune interesse mi sprona e mi consiglia.3
Ma se d’un solo sguardo m’accorgo, la commedia
Finirà, ve lo giuro, in scena di tragedia.

Moliere.

Signora, poichè il cielo mi scopre reo qual sono,
Dell’amorosa colpa io chiedo a voi perdono:
Per non mirar la figlia avran questi occhi un velo.
Odiatemi, s’io manco, e mi punisca il cielo.
(parla in tuono di bacchettone)

Bejart.

Fate voi scena or meco? Mi deridete, indegno?

Moliere.

Per carità, signora, calmate il vostro sdegno. (come sopra)

Valerio.

(Egli mi muove a riso).

Bejart.

 Quest’è l’amor da padre.
Che aver per Isabella diceste a me sua madre?

Moliere.

Ahi! che il rossor mi opprime. (come sopra)

Bejart.

 Alma d’inganni amica.
La parte d’impostore farai senza fatica.

Moliere.

Soffro gl’insulti in pena delli delitti miei. (come sopra)

Bejart.

Non finger, scellerato, che un mentitor già sei.

  1. Segue nelle edd. Bett., Pap. ecc.: L’ora si va accostando d’andarsene al teatro, - Son dopo il mezzogiorno vicine le ore quattro. - La legge a voi è nota di quel che a Francia impera: - Ei Vuol che la commedia finisca innanzi sera. - Vedete se far ecc.
  2. Sc. VIII nell’ed. Bett.
  3. Bett., Pap. ecc. «...e meco vien Guerrina, - Per evitar la vostra e la comun rovina».