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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/66

56 ATTO TERZO

          Valerio Difendo la ragione.1
          Conte.Leandro, voi che siete uom schietto e di sapere.
          Dite, si può star saldi all’opre di Moliere?
          Leandro.Sunt bona mixta malis, sunt mala mixta bonis.
          Conte.Il male è manifesto. Del ben redde rationis.
          Valerio.Rationis genitivo! Va bene, va benissimo.
          Conte.Che ne sapete voi, che siete ignorantissimo?
          Valerio.Io so...
          Leandro. Zitto. (a Valerio)
          Conte. Lasciate ch’ei parli.
          Leandro State cheto, (al Conte)
          Conte. M’offese.
          Leandro.D’aggiustarla io troverò il segreto.
          Vi rimettete entrambi a quel che dirò io?
          Valerio.Non parlo.
          Conte. Mi rimetto, ma salvo l’onor mio.
          Leandro.Seguite i passi miei. L’albergo è qui vicino;
          Andiamo ogni discordia a seppellir nel vino.
          Valerio.Signor...
          Leandro. Non si ripete.
          Conte. Ma io...
          Leandro. Non v’è risposta.
          Per aggiustar litigi son uomo fatto a posta.
          Andiamo, Conte, andiamo a rompere l’inedia,
          E poi nella mia loggia verrete alla commedia.
          Conte.Eccomi, con voi sono. Avrò scarso2 piacere
          A rimirar le usate sciocchezze di Moliere. (parte)
          Leandro.Venite voi? (a Valerio)
          Valerio. Signore, vi domando perdono.
          Sapete che impegnato per il teatro io sono.
          Leandro.Restate. Abil non siete col ber di starmi a fronte.
          Voglio, se mi riesce, ubriacare il Conte. (parte)

  1. Segue nelle edd. Bett., Paper,. ecc.: «Lean. E intanto colle strida m’avete risvegliato, - In tempo che, sognando, bevea del buon moscato. Con. Leandro, voi ecc.
  2. Bett. e Pap.: doppio.