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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/500


Corallina. (Lo trattiene) Ho saputo che vi è una bella cameriera. Briccone ! Per questo ci vai volentieri.

Brighella. Eh, gh’ho altro in testa. (come sopra)

Corallina. Dove con questa furia?

Brighella. No vede? Porto la limonada alla padrona.

Corallina. E presto. Non è l’ora solita.

Brighella. Cossa voleu da mi?

Corallina. Stassera anderemo a buon’ ora ?

Brighella. Sì, a bonora (vuol partire)

Corallina. Sentite.

Brighella. Lassarne portar sta limonada.

Corallina. Date qui, la porterò io. Brighella Siora no, voi portarla mi.

Corallina. La mia padrona è nel suo gabinetto, gliela voglio portar io.

Brighella. O gabinetto, o altro, voio andcu: mi.

Corallina. Asinaccio!

Brighella. Stassera la discorreremo.

Corallina. Sempre a suo modo.

Brighella. (Adessadesso ghe fazzo bever sta limonada). (da sé)

Corallina. Me la pagherai.

Brighella. La carega. (minacciandola)

Corallina. Maledetto!

Brighella. Se no ti gh’ha giudizio, vago a dormir in un camerin de soffitta. (parte)

Corallina. Ah ! converrà andar colle buone : qucilche volta sono un poco caldetta, ma vi vuol pazienza, son così di natura, (parte

SCENA IV.

Camere in casa della Meu-chesa. La Marchesa BEATRICE, LelIO e Florindo.

Lelio. Eh via, signora Marchesa, calmale la vostra collera.

Florindo. In verità fate torto a voi stessa.

Beatrice. Non vi è rimedio : ho risoluto così.