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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/495


Beatrice. Non voglio più rimproveri da quell’ impertinente di vostra moglie.

Ottavio. Indegna ! N’ è ella forse ...

Beatrice. Tant’ è, non ci venite più.

Ottavio. Ma ditemi ...

Beatrice. M’avete inteso.

Ottavio. Giuro al cielo, ascoltatemi. (con voce alta)

Beatrice. Che cosa vorreste dire?

Ottavio. Voglio sapere che cosa ha detto Rosaura.

Beatrice. Ha detto ch’ io sono una scellerata, un’ indegna, una ribalda, che seduce gli altrui mariti, che turba la pace delle famiglie.

Ottavio. E voi le avete lasciato dir tutte queste cose? Con tutta la vostra furia pare che vogliate conquassare il mondo, e poi vi lasciate strapazzare così?

Beatrice. Ah! Non so che mi dire... Ha legato il discorso in una maniera, che solo dopo mi sono avveduta dei suoi rimproveri.

Ottavio. Dunque non vi ha maltrattata così chiaramente.

Beatrice. La sarebbe bella ! Se avesse avuto tanto ardire, me- schina di lei.

Ottavio. Dunque chi sa ? Può essere che non abbia inteso parlar di voi. Rosaura non è di tal costume.

Beatrice. Sì, sì, difendete la moglie. Tenete da lei; andate al diavolo, non mi venite più d’intorno.

Ottavio. Eh via, signora ...

Beatrice. Sono risolutissima. La nostra amicizia è finita.

Ottavio. Ma io in che cosa ho mancato?

Beatrice. Indegna! Son io che vi seduco? Chi vi chiama? Chi vi prega? Chi vi cerca?

Ottavio. E per causa di questa pazza mi discacciate da voi?

Beatrice. Sì signore, andate a casa e ringraziatela.

Ottavio. Sì, la ringrazierò. (alteralo)

Beatrice. La ringrazierete di cuore?

Ottavio. La ringrcizierò, la ringrazierò. (alteralo)

Beatrice. Come?