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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/489


Pantalone. Via, cossa respondeu?

Rosaura. Che sono moglie del conte Ottavio, che sol la morte mi potrà da lui separare, e ch’io non accetto patti ingiusti, obbligazioni scandalose. (straccia la caria, e parte)

Ottavio. (Maladetta ! Te ne pentirai !) (Ja sé, parte)

Pantalone. Oh poveretto mi ! oh poveretto mi ! oh poveretto mi I (parte

SCENA XII.

Brighella, poi Corallina. BriGHEU-A. Mi resto attonito, resto maraveià ! Coss’ è ste cosse ? Che casa è questa? Dove ha d’andar a fenir ste smanie, sti gridori, ste male grazie? E per cossa grìdeli? E per cossa se dali al diavolo ? Per una donna. Oh donne, donne ! Basta, anca mi per una donna gh’ ho la mia parte de casa del diavolo. Se la fusse una morosa, la manderia a far squartar, ma l’ è muier, e bisogna soffrirla, e bisogna che me la goda. Vela qua, vela qua, che la me vien a favorir.

Corallina. Signor consorte, le son serva.

Brighella. Padrona mia riverita.

Corallina. Posso aver l’onore di dirle una parola ?

Brighella. Son qua, la comandi.

Corallina. Vedo che la mi fugge, che la si nasconde, e da ieri sera in qua non ho l’ onore di riverirla.

Brighella. Son sta impedio per el patron ...

Corallina. Anche la notte per il padrone?

Brighella. Anca la notte.

Corallina. So però che ella ha dormito sopra una sedia.

Brighella. Eh! un pochetto.

Corallina. Non ha favorito di venire a letto.

Brighella. Ho fatto per non incomodarla.

Corallina. L’ hai fatto perchè tu sei una bestia.

Brighella. (Dal lei semo sbalzadi al tu, senza passar per il voi), (da sé)

Corallina. Che cosa avevi paura, che non ci sei venuto?

Brighella. (Se fusse sta minchion a andarghe). (da sé